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  COSA VEDERE


Nel concentrico si possono ammirare l'antica porta del ricetto, risalente al XIII secolo e oggi adibita a torre campanaria, con l'adiacente borgo medioevale; l'antistante chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo, edificata intorno al 1300, dai lineamenti originari romanici ed ampliata alla fine del '600 con la realizzazione delle due navate laterali e della facciata in stile barocco; la Villa Bertot (XIX sec.) con il bellissimo parco, in parte occupata dagli uffici comunali nonche sede di due cooperative sociali per disabili ("Cristina" e "L'Albero"). In cima al paese si incontrano la chiesa di S.Antonio, di proprietà privata, sulla cui facciata è ancora visibile un affresco raffigurante la Santa Sindone; il mulino ad acqua, di cui si ha notizia da tempi remoti, con i suoi macchinari ancora perfettamente funzionanti, visitabili, a richiesta, grazie alla disponibilità degli attuali proprietari.


Il ricetto

Santuario della Consolata


In aperta campagna si erge il Santuario della Vergine Consolatrice, costruito nel 1774 dall'ingegnere militare Giuseppe Ogliani con il particolare campanile a pianta triangolare ed ampliato con la realizzazione del porticato, nel 1883, sotto il quale si possono ammirare gli affreschi ex-voto che decorano i muri perimetrali della chiesa; poco distante la cappella campestre di S.Pietro, in stile romanico, nel cui interno vi sono affreschi datati 1532.
Il tutto è dominato dalla chiesetta di S. Rita, edificata in perfetto stile alpino nel 1942 per volontà della famiglia Garella, titolare della famosa ditta Lenci, con il generoso costributo di tutti i levonesi.

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 BREVI CENNI STORICI

Chiesa parrocchiale

La prima testimonianza storica di Levone è rappresentata dalle dieci stele funerarie romane rinvenute nel territorio comunale: uno dei ritrovamenti più importanti del Canavese.
Nel medioevo levone è infeudato a diversi signori (i Descalzi, i De Alberti, gli Aluiggi). Nel 1232 viene acquisito dai conti Valperga di Rivara.
Nel 1378 il paese è occupato dall'esercito del marchese del Monferrato: la dominazione di Casale dura sino al 1631 quando, con il trattato di Cherasco, il paese viene restituito ai Savoia.
Della cronaca di questi 250 anni vanno ricordati due eventi che hanno caratterizzato, nel bene e nel male, la vita di levone: la stesura del primo statuto comunale, fatta di concerto tra i signori del luogo e la comunità locale, ed il tristemente noto processo del tribunale dell'Inquisizione contro quattro presunte streghe ("masche"), conclusosi nell'autunno del 1474 con la condanna al rogo per due di esse, Antonia e Francesca.
Nel 1704 il paese è occupato dai francesi e, a causa della guerra, attraversa un lungo periodo di povertà testimoniato da una notevole fiessione demografica. Nel 1799 sono le truppe napoleoniche ad impadronirsi del Comune, che viene inserito nel Compartimento della Dora.

Nella seconda metà del 1800 il paese conosce il periodo di maggior splendore: oltre 1200 abitanti ed una cava di calce (il "crosio") in piena attività che occupa una cinquantina di operai con una produzione annua di oltre 1.700 quintali di materiale prodotto.
All'inizio del XX secolo Levone è colpito dalla piaga dell'emigrazione: tra il 1897 ed il 1913 sono più di 300 i levonesi partiti verso gli Stati Uniti d'America e verso l'Argentina in cerca di fortuna. Chiusa la cava di calcina dopo il secondo conflitto mondiale, levone riesce a mantenere un'economia di tipo misto affiancando all'agricoltura la lavorazione e lo smercio delle terrecotte (le famose "scoele" e i piatti o "siete"). Questa forma di artigianato locale viene successivamente soppiantata dall'industria metalmeccanica, il cui sviluppo inizia nei prrimi anni sessanta


S. Antonio
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 PIATTI TRADIZIONALI

La cucina tradizionale levonese non si discosta molto da quella tipica canavesana: fagioli con la cotica ("prever") cotti al forno nella "tufeja" in terracotta e "supà mitonà", brodo di cavolo, condito con soffritto a base di salsiccia e cipolla, fatto cuocere a fuoco lento ("mitone") sulla stufa a legna sono piatti noti in tutti i paesi vicini.
La ricetta che veramente contraddistingue Levone (non per nulla il soprannome affibbiato agli abitanti è quello di "zucchini") è la "torta 'd cosatt" detta popolarmente "ciàroij" presumibilmente per il suo aspetto di pastone più o meno denso. Si tratta di un piatto a base di zucchino verde, fatto crescere a dismisura alla bisogna e grattuggiato, al quale vengono aggiunti farina di grano, farina di granoturco, latte, burro e sale. L'impasto viene messo in una terrina detta "piàt da eut" (piatto da otto porzioni) e fatto cuocere nel forno a legna. Durante la cottura in superficie si forma una crosta, che era la parte più ambìta dai bambini nelle tavole dei tempi passati.

La cucina tradizionale
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Gonfalone Levone

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